Ormai è tempo di condividere alcune impressioni suscitate dalla lettura di The Deathly Hallows.
Senza ancora addentrarmi nella discussione dei contenuti della trama, posso anticipare che gli ultmi capitoli del libro sono avvincenti. Dal "racconto del Principe" fino allo scontro finale è difficile interrompere la lettura: la tensione è tale che non lo consente. Meglio ancora, gli avvenimenti si snodano con una sorta di necessità intrinseca. Non c'è nulla di gratuito o di inutile. Finisce come finisce per forza di cose.
Il faccia a faccia fra Harry e Voldemort, poi, ha una grande potenza. Sembra di avvertire la forza della verità che lacera il velo delle menzogne e la forza della libertà che abbatte la tirannia.
Ciò detto, posso anche aggiungere che alcune sottotrame mi sono parse inutilmente complicate e alcune magie un po' cervellotiche. Il dubbio che sorge è che alcuni effetti magici servano solo a superare un ostacolo. Ma l'ostacolo allora a che serviva? Mi sembra che il libro avrebbe avuto maggiore unità se fosse stato più breve.
Ma forse questi sentieri laterali andavano imboccati allo scopo di restare un po' più a lungo in compagnia di personaggi cui ormai ci siamo affezionati. E così si giustificano appieno le pagine in più.
E poi, tutto è bene quel che finisce bene...
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lunedì 6 agosto 2007
mercoledì 18 luglio 2007
Piton, trama e carattere
Nel diario che vi ho presentato mi sono servito di alcune fonti. Una di esse è Aristotele, che nella Poetica ha messo a punto alcuni utilissimi strumenti per analizzare i racconti. Tant'è così, che i manuali di sceneggiatura usati a Hollywood ripropongono un Aristotele in pillole.
Ebbene, Aristotele dice che un racconto è costituito da diversi elementi. I primi quattro sono la trama delle azioni, i caratteri, il messaggio, il linguaggio. Di questi, secondo Aristotele il più importante è la trama. Se non c'è azione non c'è storia. E il racconto consiste nel presentare azioni concatenate fra loro. Chiamiamo trama la concatenazione delle azioni.
Dalle interviste della Rowling si ricava che l'autrice, come Aristotele, attribuisce il primato alla trama. Questo ci ha fornito il principale strumento di analisi: siamo partiti dal presupposto che le azioni sono concatenate. Quando la Rowling racconta qualcosa, c'è un motivo. Quanto viene raccontato servirà a spiegare le azioni precedenti o quelle successive.
Il secondo elemento del racconto, secondo Aristotele, sono i caratteri. Attraverso le azioni compiute, si rivela qualcosa dell'indole di chi le compie. In qualche modo, si risale il fiume fino alla sorgente. Una persona riversa qualcosa di sé nelle sue azioni. Possiamo perciò sapere qualcosa di un personaggio da ciò che fa. Attenzione però: chi agisce mostra qualcosa di sé, ma non tutto. Ne consegue che, in ogni personaggio, c'è qualcosa che ci sfugge. Di qui che ogni personaggio compia azioni impreviste, oltre a quelle prevedibili. Perciò, quando si passa dall'analisi della trama a quella dei personaggi, le possibilità di sbagliare aumentano.
Tutto ciò mi ha trattenuto finora dal dire che ne penso di Piton. Presto sapremo se davvero Piton esegue l'ordine di Silente quando gli dà il colpo di grazia. Ammettiamo che la ricostruzione delle azioni sia corretta. Che cosa ci dicono le azioni di Piton sul personaggio?
Se la nostra comprensione delle sue azioni fosse quella che finora ha avuto Harry, il personaggio sarebbe sgradevolissimo. Ma sembra che Silente la pensasse diversamente: era molto deciso nel respingere ogni insinuazione contro la fedeltà di Piton. Se Silente, come credo, aveva ragione, Harry dovrà rivedere la propria opinione. Un ripensamento di tali proporzioni potrebbe riempire un intero capitolo del 7° libro.
Se invece facciamo nostra la prospettiva di Silente, come appare Piton ai nostri occhi?
Quando Piton fugge da Hogwarts, Harry lo accusa di essere codardo. L'accusa è figlia del pregiudizio: Harry sapeva che James aveva dato a Piton del codardo.
Non potrebbe esserci nulla di più ingiusto. Non accuso Harry: con quello che sa, non poteva pensarla diversamente. Ma noi dovremmo sapere di più. Dovremmo sapere che dal ritorno di Voldemort in poi Piton sta correndo un rischio mortale per proteggere Harry. Ora, si potrebbero trovare molte persone disposte a rischiare la vita, ma quasi tutte chiederebbero in cambio un qualche riconoscimento: almeno l'apprezzamento e la stima delle persone che proteggono. Rischiare la vita per di persone che ci disprezzano è molto più difficile. Perciò Piton è tutt'altro che codardo: anzi, mostra un coraggio fuori dal comune.
A ciò si aggiunge l'amore di Piton per Lily Potter, amore cui Lily risponde dapprima con bontà e simpatia. Quando Harry si affaccia ai ricordi di Piton, scopre il peggiore fra tutti: quello in cui James è suo rivale, vittorioso nella battaglia per il cuore di Lily. James non ha esitato a umiliare Piton per pavoneggiarsi davanti a Lily. Piton, umiliato e offeso, ha reagito in malo modo: chi non l'avrebbe fatto? Al colmo dell'umiliazione, dice di non avere bisogno dell'aiuto di una sporca Mezzosangue come Lily. Lily, che prima lo aveva difeso, diventa fredda. Piton ha offeso la persona che amava. Ecco perché il ricordo è il suo peggiore ricordo: non perché è stata messa in luce la sua biancheria, ma perché si è mostrato sprezzante verso Lily.
In questo modo, si apre uno spiraglio sul pentimento di Piton. Sappiamo che Piton ha ascoltato la prima parte della profezia, e che l'ha riferita a Voldemort. Contro le aspettative di Piton, Voldemort ha deciso di uccidere proprio il figlio di James e di Lily. James è stato ucciso e suo figlio si è salvato, ma a costo della morte di Lily. Si può immaginare il rimorso di Piton. Di certo non voleva che Lily fosse uccisa, forse aveva anche pregato Voldemort di risparmiarla, ma Voldemort non si è fermato. Piton allora si sente responsabile della morte di Lily. Prima, quando Lily lo difendeva, ha risposto con un insulto; poi ne ha causato oggettivamente la morte. Ce n'è abbastanza per nutrire un odio profondo verso se stesso (vedere un commento di Giada al post datemi un punto d'appoggio, dove viene riportata l'intervista all'attrice che interpreta Luna Lovegood).
Solo l'amore poteva temperare la repulsione di Piton verso se stesso, generando il pentimento, cioè il rinnegamento profondo delle azioni commesse. Mai più avrebbe tradito le persone che amava. Piton vorrebbe vedere in Harry il figlio di Lily, e lo protegge nei fatti. Non può fare a meno però di riconoscere in Harry gli atteggiamenti di James: sembra che Harry non riesca a vedere Piton se non dalla prospettivva di James. Non riesce a vedere il buono che c'è in Piton, come facevano Lily e Silente. Di qui il rancore di Piton verso Harry, che si rifiuta di capire quello che Piton sta facendo.
Pensiamo ora al prezzo che Piton deve pagare per eseguire l'ordine di Silente. Silente era l'unico che aveva creduto in lui e nell'autenticità del suo pentimento. E ora gli viene chiesto di nuovo di colpire proprio l'unica persona che lo ama.
Se volessimo definire il ruolo di ciascuno, Harry è l'eroe positivo della saga, quello che sopravvive. Silente è piuttosto il mentore, il saggio buono che conduce Harry alla maturità. Piton è l'eroe tragico, quello che non riesce a liberarsi dalla morte. Quello che va incontro alla morte, qualsiasi cosa faccia.
Come ho scritto all'inizio, di tutto questo non posso essere sicuro. Nessun personaggio rivela tutto se stesso. Ma preferisco avere compassione e cercare il buono che c'è in Piton. Qualcuno direbbe che questa era la debolezza di Silente, oltre che di Lily. A me sembra piuttosto la sua forza. Debole o forte che fosse, Silente è morto, ma sarebbe contento di sapere che nel mondo c'è un po' più di amore.
Ebbene, Aristotele dice che un racconto è costituito da diversi elementi. I primi quattro sono la trama delle azioni, i caratteri, il messaggio, il linguaggio. Di questi, secondo Aristotele il più importante è la trama. Se non c'è azione non c'è storia. E il racconto consiste nel presentare azioni concatenate fra loro. Chiamiamo trama la concatenazione delle azioni.
Dalle interviste della Rowling si ricava che l'autrice, come Aristotele, attribuisce il primato alla trama. Questo ci ha fornito il principale strumento di analisi: siamo partiti dal presupposto che le azioni sono concatenate. Quando la Rowling racconta qualcosa, c'è un motivo. Quanto viene raccontato servirà a spiegare le azioni precedenti o quelle successive.
Il secondo elemento del racconto, secondo Aristotele, sono i caratteri. Attraverso le azioni compiute, si rivela qualcosa dell'indole di chi le compie. In qualche modo, si risale il fiume fino alla sorgente. Una persona riversa qualcosa di sé nelle sue azioni. Possiamo perciò sapere qualcosa di un personaggio da ciò che fa. Attenzione però: chi agisce mostra qualcosa di sé, ma non tutto. Ne consegue che, in ogni personaggio, c'è qualcosa che ci sfugge. Di qui che ogni personaggio compia azioni impreviste, oltre a quelle prevedibili. Perciò, quando si passa dall'analisi della trama a quella dei personaggi, le possibilità di sbagliare aumentano.
Tutto ciò mi ha trattenuto finora dal dire che ne penso di Piton. Presto sapremo se davvero Piton esegue l'ordine di Silente quando gli dà il colpo di grazia. Ammettiamo che la ricostruzione delle azioni sia corretta. Che cosa ci dicono le azioni di Piton sul personaggio?
Se la nostra comprensione delle sue azioni fosse quella che finora ha avuto Harry, il personaggio sarebbe sgradevolissimo. Ma sembra che Silente la pensasse diversamente: era molto deciso nel respingere ogni insinuazione contro la fedeltà di Piton. Se Silente, come credo, aveva ragione, Harry dovrà rivedere la propria opinione. Un ripensamento di tali proporzioni potrebbe riempire un intero capitolo del 7° libro.
Se invece facciamo nostra la prospettiva di Silente, come appare Piton ai nostri occhi?
Quando Piton fugge da Hogwarts, Harry lo accusa di essere codardo. L'accusa è figlia del pregiudizio: Harry sapeva che James aveva dato a Piton del codardo.
Non potrebbe esserci nulla di più ingiusto. Non accuso Harry: con quello che sa, non poteva pensarla diversamente. Ma noi dovremmo sapere di più. Dovremmo sapere che dal ritorno di Voldemort in poi Piton sta correndo un rischio mortale per proteggere Harry. Ora, si potrebbero trovare molte persone disposte a rischiare la vita, ma quasi tutte chiederebbero in cambio un qualche riconoscimento: almeno l'apprezzamento e la stima delle persone che proteggono. Rischiare la vita per di persone che ci disprezzano è molto più difficile. Perciò Piton è tutt'altro che codardo: anzi, mostra un coraggio fuori dal comune.
A ciò si aggiunge l'amore di Piton per Lily Potter, amore cui Lily risponde dapprima con bontà e simpatia. Quando Harry si affaccia ai ricordi di Piton, scopre il peggiore fra tutti: quello in cui James è suo rivale, vittorioso nella battaglia per il cuore di Lily. James non ha esitato a umiliare Piton per pavoneggiarsi davanti a Lily. Piton, umiliato e offeso, ha reagito in malo modo: chi non l'avrebbe fatto? Al colmo dell'umiliazione, dice di non avere bisogno dell'aiuto di una sporca Mezzosangue come Lily. Lily, che prima lo aveva difeso, diventa fredda. Piton ha offeso la persona che amava. Ecco perché il ricordo è il suo peggiore ricordo: non perché è stata messa in luce la sua biancheria, ma perché si è mostrato sprezzante verso Lily.
In questo modo, si apre uno spiraglio sul pentimento di Piton. Sappiamo che Piton ha ascoltato la prima parte della profezia, e che l'ha riferita a Voldemort. Contro le aspettative di Piton, Voldemort ha deciso di uccidere proprio il figlio di James e di Lily. James è stato ucciso e suo figlio si è salvato, ma a costo della morte di Lily. Si può immaginare il rimorso di Piton. Di certo non voleva che Lily fosse uccisa, forse aveva anche pregato Voldemort di risparmiarla, ma Voldemort non si è fermato. Piton allora si sente responsabile della morte di Lily. Prima, quando Lily lo difendeva, ha risposto con un insulto; poi ne ha causato oggettivamente la morte. Ce n'è abbastanza per nutrire un odio profondo verso se stesso (vedere un commento di Giada al post datemi un punto d'appoggio, dove viene riportata l'intervista all'attrice che interpreta Luna Lovegood).
Solo l'amore poteva temperare la repulsione di Piton verso se stesso, generando il pentimento, cioè il rinnegamento profondo delle azioni commesse. Mai più avrebbe tradito le persone che amava. Piton vorrebbe vedere in Harry il figlio di Lily, e lo protegge nei fatti. Non può fare a meno però di riconoscere in Harry gli atteggiamenti di James: sembra che Harry non riesca a vedere Piton se non dalla prospettivva di James. Non riesce a vedere il buono che c'è in Piton, come facevano Lily e Silente. Di qui il rancore di Piton verso Harry, che si rifiuta di capire quello che Piton sta facendo.
Pensiamo ora al prezzo che Piton deve pagare per eseguire l'ordine di Silente. Silente era l'unico che aveva creduto in lui e nell'autenticità del suo pentimento. E ora gli viene chiesto di nuovo di colpire proprio l'unica persona che lo ama.
Se volessimo definire il ruolo di ciascuno, Harry è l'eroe positivo della saga, quello che sopravvive. Silente è piuttosto il mentore, il saggio buono che conduce Harry alla maturità. Piton è l'eroe tragico, quello che non riesce a liberarsi dalla morte. Quello che va incontro alla morte, qualsiasi cosa faccia.
Come ho scritto all'inizio, di tutto questo non posso essere sicuro. Nessun personaggio rivela tutto se stesso. Ma preferisco avere compassione e cercare il buono che c'è in Piton. Qualcuno direbbe che questa era la debolezza di Silente, oltre che di Lily. A me sembra piuttosto la sua forza. Debole o forte che fosse, Silente è morto, ma sarebbe contento di sapere che nel mondo c'è un po' più di amore.
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domenica 24 giugno 2007
lo scheletro di Harry Potter
Mi tocca rassicurare un po' i lettori sorpresi dal post precedente.
La mia è solo una proposta. Ho cercato di riassumere in poche righe quello che ho messo insieme nel corso di alcuni anni, dall'uscita di Harry Potter 4° in poi. Ne abbiamo discusso poi tra amici: dopo tanti tentativi falliti, un giorno siamo arrivati all'idea del sacrificio di Silente. Da allora mi ha convinto sempre di più.
Oggi, per essere breve e chiaro, ho cominciato dal punto di arrivo, lasciando fuori dal messaggio difficoltà e dubbi. Non nego che ne restino molte. Anzi, quasi da ogni risposta nascono nuove domande.
In fondo quello che ho delineato è come uno scheletro. Per dargli vita occorrono ancora i muscoli, la pelle, gli organi... Uno scheletro fa un po' paura, perché manca tutto quello che ci dovrebbe stare sopra. Uno scheletro che cammina farebbe ancora più paura. Ma gli scheletri che camminano sono immaginari... almeno spero!
Il libro di Harry Potter 7° non sarà uno scheletro. Questa è l'unica cosa di cui siamo veramente già certi, perché l'autrice ha permesso che si sapesse che il libro conterrà più di 700 pagine. Ma penso che la notizia non ci scoraggi, anzi! Non saremmo qui se non ci fossero piaciuti i libri precedenti... Anzi, confido che il libro sarà meglio di quello che possiamo cercare di prevedere adesso. Alla fine, scommetto che ci sarà sembrato troppo corto...
La mia è solo una proposta. Ho cercato di riassumere in poche righe quello che ho messo insieme nel corso di alcuni anni, dall'uscita di Harry Potter 4° in poi. Ne abbiamo discusso poi tra amici: dopo tanti tentativi falliti, un giorno siamo arrivati all'idea del sacrificio di Silente. Da allora mi ha convinto sempre di più.
Oggi, per essere breve e chiaro, ho cominciato dal punto di arrivo, lasciando fuori dal messaggio difficoltà e dubbi. Non nego che ne restino molte. Anzi, quasi da ogni risposta nascono nuove domande.
In fondo quello che ho delineato è come uno scheletro. Per dargli vita occorrono ancora i muscoli, la pelle, gli organi... Uno scheletro fa un po' paura, perché manca tutto quello che ci dovrebbe stare sopra. Uno scheletro che cammina farebbe ancora più paura. Ma gli scheletri che camminano sono immaginari... almeno spero!
Il libro di Harry Potter 7° non sarà uno scheletro. Questa è l'unica cosa di cui siamo veramente già certi, perché l'autrice ha permesso che si sapesse che il libro conterrà più di 700 pagine. Ma penso che la notizia non ci scoraggi, anzi! Non saremmo qui se non ci fossero piaciuti i libri precedenti... Anzi, confido che il libro sarà meglio di quello che possiamo cercare di prevedere adesso. Alla fine, scommetto che ci sarà sembrato troppo corto...
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